“A´ MASCARATA” brano tratto dall´omonimo album della Scuola del Folklore
Brano estratto dall´album “A Mascarata” inciso dalla Scuola del Folklore nel 2004.
Frammenti della Prefazione del CD: “I dieci brani raccolti in questo disco dalla Scuola del Folklore di Buonopane in gran parte provengono da una ricerca sul campo che il gruppo ha da qualche anno avviato allo scopo di recuperare la tradizione musicale di Barano e dellIsola dIschia. Un obiettivo senzaltro difficile da raggiungere, soprattutto perché da decenni sono scomparsi gli interpreti, le occasioni e i contesti in cui si manifestavano il canto e la musica di tradizione orale dellIsola.”
“La Scuola ha inizialmente avviato la propria attività 21 anni fa eseguendo la classica Ndrezzata, proponendola in manifestazioni e gemellaggi scolastici come Piccola Ndrezzata, eseguita anche da ragazze.Nel 1997hanno costituito una nuova associazione dal nome di Scuola del folklore e hanno deciso di dare lustro al nome con cui i nonni allinizio del 900 chiamavano la danza A Mascarata avendo, una struttura diversa dalla attuale ndrezzata quale: prima il ballo e poi la predica senza la sfilata.«La Mascarata è un ballo tardo-ottecentesco che i nostri nonni eseguirono anche in America scrivono i giovani della Scuola. La predica ricorda esattamente il periodo delle grandi migrazioni. DallAmerica i nostri emigrati furono rimpatriati perché ritenuti sovversivi (avevano danzato con le spade e mazzarelli in piena New York). Al ritorno, sotto una delle secolari querce di Buonopane, la danzarono al comando del caporale Michele De Luciano e vi presero parte alcuni personaggi del paese, poi ricordati nel testo stesso che accompagna la danza, qualcuno ancora vivente come Ndunin Napulion, o di burle al Re di Napoli che voleva far la guerra senza far sparare i cannoni, oppure di Mastro Raffaele che era un muratore che non ballava ma aveva tanta voglia di lavorare che per accendersi la pipa ci metteva più di 2 ore.» Alla danza prendevano parte anche le donne ed il gruppo di esecutori (cantanti-danzatori) era molto numeroso. Diversamente dalla Ndrezzata, danza armata con caratteri da reserva e di rappresentazione, in quanto il gruppo di danzatori (otto-dieci coppie) è solo maschile. Entrambe le danze derivano evidentemente dalle moresche e dai mattacini, ed è probabilmente la variante della Mascarata a rimarcare gli aspetti carnascialeschi della danza. In entrambi i casi il principale conduttore melodico è il canto corale (sebbene accompagnato da tamburelli e clarini), mentre la scansione ritmica è data dal frenetico battito dei bastoni e delle spade di legno.Le diverse e complesse figure della danza sono introdotte dal comando del caporale (la guida), che le indica anticipando il verso di ogni strofa.Il ruolo del canto è quindi fondamentale nella esecuzione della danza, un canto il cui testo (che può rientrare nella famiglia delle tarantelle) è a struttura variata, con quartine di settenari alternate a «strofe » più anomale che interpolano lesecuzione di nonsense con criteri rapportabili a quelli in uso per il marchigiano ballo della castellana. La struttura aperta del canto consentiva «inserzioni » allusive e ironiche, spesso riferite a personaggi del posto o a personaggi ed eventi storici (il Re,Garibaldi ecc.), secondo le ben note modalità dei rituali carnevaleschi. Loccasione festiva e il codice rituale comprendevano in linea generale possibilità espressive di denuncia, di derisione e di «abbassamento».”
(Ugo Vuoso, Ceic Centro Etnografico Campano)